Regime dei minimi e fatturazione elettronica: esoneri, incentivi e funzionamento

Già nel lontano 2008 era stato previsto l’ingresso in pianta stabile della fatturazione elettronica, una modalità di invio dei documenti fiscali che avrebbe cambiato il modo di organizzare il lavoro. Inizialmente era utilizzata solo per quel che riguardava le fatture per la Pubblica Amministrazione.

Dal Gennaio 2019, la fattura deve essere utilizzata da tutti coloro che sono in possesso di partita IVA ed emettono fattura per i prodotti venduti o per i servizi prestati. Questo vale ad eccezion fatta per alcune tipologie di partita IVA che aderiscono a regimi fiscali agevolati e per i quali non è previsto l’obbligo di fatturazione elettronica. Fanno parte di questo gruppo ristretto coloro che aderiscono al regime dei minimi e al forfettario, ma questo non vuol dire che di loro spontanea volontà non possano utilizzare la fattura elettronica.

Regime dei minimi: caratteristiche

Il regime dei minimi nasce sulla scorta di vari regimi fiscali agevolati e le sue caratteristiche principali sono le seguenti:

  • limite massimo di fatturazione a 000 euro annui;
  • era stato previsto per tutti coloro che intraprendevano un’attività in proprio prima dei 35 anni;
  • l’aliquota di tassazione da applicare pari al 5% da applicare sul reddito imponibile;
  • si possono detrarre i costi aziendali per il 100%, mentre le spese promiscue si detraggono al 50%;
  • non è possibile assume dipendenti;
  • l’acquisto di beni strumentali non poteva superare i 15.000 euro negli ultimi 3 anni di attività;
  • esonero dalla dichiarazione IVA, con conseguente possibilità di offrire tariffe più competitive;
  • non occorre indicare la ritenuta d’acconto in fattura;
  • esonero dagli studi di settore;
  • nessun obbligo di registrazione fatture.

Fatturazione elettronica e regime dei minimi

Con l’introduzione della fatturazione elettronica molte cose sono cambiate. I regimi fiscali in Italia sono tanti e ognuno segue le proprie regole relativamente alla e-fattura. Quindi in tanti si sono ritrovati a chiedersi come emettere fatturazione elettronica in regime forfettario, piuttosto che in regime ordinario, o dei minimi.

Come anticipato però, chi aderisce al regime dei minimi non ha nessun obbligo di emettere fattura elettronica, piuttosto si tratta di una scelta spontanea dettata dal poter usufruire di alcuni benefici.

Ma come funziona la fatturazione elettronica? Si tratta di documenti che viaggiano grazie a internet, sia la compilazione che l’invio deve avvenire da un pc.

Grazie a software specifici, o a siti internet che mettono a disposizione il servizio, il soggetto che deve emettere fattura la compila, successivamente la invia al Sistema di Interscambio che provvede a controllare l’esattezza della fattura ed inviarla sia al destinatario che all’Agenzia delle Entrate.

La fattura elettronica è un file in XML che viaggia o grazie al codice univoco o alla PEC e viene conservata negli archivi per 10 anni, dematerializzando il lavoro e le scritture contabili.

Regime dei minimi: perché usare la fatturazione elettronica

Per tutti i professionisti che non sono obbligati alla fatturazione elettronica, essa è comunque molto consigliata, considerando che probabilmente si intratterranno rapporti con aziende (basta pensare ai fornitori) che sono obbligati ad usarla.

Inoltre per tutti coloro che pur non avendone l’obbligo aderiscono alla fatturazione elettronica sono previste delle agevolazioni e degli sgravi ulteriori. Tutto questo viene fatto proprio con l’intento di far utilizzare la fatturazione elettronica alla maggioranza delle partite IVA, con una semplificazione del lavoro di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate.