Lavoro autonomo e subordinato: caratteristiche e differenze

Lavoro autonomo e subordinato, l’eterna lotta tra chi preferisce lavorare per conto proprio assumendosi i rischi di impresa e chi invece decide di vivere in una dimensione che possiamo definire “tranquilla”, quella del lavoro come dipendente. Ma cosa realmente distingue queste due tipologie di lavoro? In genere è possibile dire che tutto si esaurisce nel modo in cui il professionista si approccia al cliente. Il lavoratore autonomo sceglie in autonomia come svolgere il lavoro concordato, il dipendente lavora seguendo le indicazioni del datore di lavoro.

Non sono però pochi quelli che decidono di affiancare al lavoro subordinato un’attività da svolgere in autonomia. Questo succede anche grazie a regimi fiscali agevolati come quello forfettario. Ma procediamo passo dopo passo.

Rapporto di lavoro subordinato

Il contratto per lavoro subordinato viene utilizzato per regolare il rapporto tra un datore di lavoro e un suo dipendente. Il datore di lavoro decide come dirigere l’operato del dipendente andando dunque a offrire precise direttive su:

  • Orari;
  • Assenze;
  • Ferie;

Ha il controllo delle attività e il diritto di sanzionare comportamenti che siano considerati sbagliati.

Il lavoratore dal canto suo ha tutte le tutele legali per quel che riguarda:

  • Retribuzione che non può essere inferiore a ciò che viene previsto dai contratti collettivi;
  • Non deve lavorare oltre il numero di ore stabilite;
  • Deve vedersi pagati i contributi.

Tutto questo nell’ottica della tipologia di contratto che viene somministrato, che può essere a tempo determinato, indeterminato, a chiamata.

 Lavoro autonomo

Per quel che riguarda il lavoro autonomo si ha la completa indipendenza nei confronti del cliente, quindi il professionista può decidere in completa autonomia gli orari di lavoro, il luogo e la modalità. Ovvio che anche il lavoratore autonomo ha l’obbligo di raggiungere il risultato concordato preventivamente con il cliente.

Ogni libero professionista può regolare il suo lavoro secondo diverse tipologie di contratto che possono essere di prestazione d’opera o si lavoro per freelance e il contenuto viene deciso in sede di accordo.

In alcuni casi si concorda che il compenso venga pagato solo al raggiungimento del risultato, momento in cui il professionista dotato di partita IVA rilascia fattura, sia che si trovi in regime ordinario, o forfettario. La differenza tra i due sta nella possibilità di rilasciare la fattura elettronica. Dal primo gennaio 2019 questa è obbligatoria per tutti coloro che aderiscono al regime ordinario, mentre è facoltativa, ma raccomandata, per chi si trova in regime forfettario. Ad ogni modo per approfondire l’argomento si rimanda all’articolo: fatturazione elettronica e regime forfettario.

Ad ogni modo, la partita IVA non è l’unico modo per svolgere lavoro autonomo. Per prestazioni occasionali si può agire anche per ritenuta d’acconto, in questo caso il pagamento avviene con l’emissione di una notula con la quale si imputano le imposte. Ma tale modalità può essere utilizzata solo se le prestazioni non superano un totale di 5000 euro annui.

Il lavoratore autonomo di assume dei rischi e lavora in prima persona sul totale del lavoro, il suo compenso è calcolato in base all’opera svolta e non, come succede nel lavoro subordinato, in base al tempo impiegato per portare a termine il compito assegnatogli.