Copie fotostatiche: cosa sono e a cosa servono

In questi tempi di estrema digitalizzazione i documenti cartacei sono sempre più rari, eppure continuano ad essere largamente utilizzati dalle persone. Difficile infatti separarsi della praticità di una copia cartacea di un documento, pur con i suoi limiti di portabilità.
Oggi affrontiamo una tematica non recentissima, ma che ancora solleva dubbi sulle persone: la copia fotostatica. Nonostante molti di noi abbiano sentito da anni questo termine, oggi è chiaro a pochi cos’è una copia fotostatica e a cosa serve! Questo è il retaggio di tempi in cui ogni modulo presso gli uffici andava compilato manualmente su format prestampati. Ora che quei tempi sono lontani, qualcuno però può ancora ritrovare questa formula: “fornire il documento in copia fotostatica” e chiedersi cosa ciò significhi.

Cercate la risposta breve? Se non volete perdere tempo considerate quanto segue: quando vi chiedono una o più copie fotostatiche potete fornire semplicemente una fotocopia.

Cos’è una copia fotostatica

Effettivamente, cercando informazioni in internet appare subito chiaro che con il termine copia fotostatica non si intende nulla di più che… una fotocopia! La rinomata Enciclopedia Treccani rileva come si debba intendere con tale termine una copia di un originale a stampa o manoscritto. Ecco allora che il termine sta a designare il fatto che il documento prodotto sia un “clone” del documento originario.

Non si specifica infatti con quale tecnica debba essere prodotta tale copia: fotocopia o xerocopia ad esempio.
Per andare ai motivi per cui si utilizza questo termine dobbiamo pensare a tempi in cui era prassi fornire (e richiedere) documenti in forma cartacea. La richiesta che gli stessi fossero presentati sotto forma di copie fotostatiche garantiva che essi fossero una copia conforme all’originale.

Il termine oggi appare pertanto desueto, ma può risultare utile continuare ad utilizzarlo paradossalmente per un altro motivo. Infatti oggi sono a disposizione molte più tecniche di copia di un tempo e un documento può essere non solo fotocopiato, ma anche scannerizzato. In questo caso, con il termine fotostatica si può intendere pertanto una copia del documento in questione, senza specificare se esso sia prodotto attraverso scannerizzazione e successiva stampa, o semplice fotocopia.

Va in ogni caso rilevato che questa formula ormai desueta, trova applicazione soprattutto negli uffici pubblici e presso alcuni sportelli, il più delle volte, ormai, si parla semplicemente di “copia” o al più di “copia autenticata”.

Validità legale di una copia fotostatica

Il tema della validità legale di una copia è complesso e controverso, poichè dipende soprattutto dal contesto in cui si opera. Intervengono inoltre tutta una serie di altre variabili (es. tipologia di documento, esistenza o meno degli originali, presenza della conservazione sostitutiva etc).

E’ quindi impossibile stabilire a priori qual è il valore di un documento in copia. Diverso è quando, presso un ufficio, il funzionario ci richiede di presentare un documento in copia fotostatica. In questo caso, come abbiamo visto, il termine indica generalmente una copia, che potrà essere fornita in copia semplice oppure, se richiesto, autenticata apponendo una data ed una firma del proprietario.

Un altro tema spesso dibattuto riguarda la possibilità di effettuare, su un documento in copia, altre valutazioni tecniche al fine di stabilirne l’originalità. E’ questo il caso delle perizie grafologiche, che servono a stabilire l’autografia del docuemento e se ci sono state delle manomissioni. Anche in questo caso, ci sono una serie di implicazioni legali e tecniche che non rendono possibile rispondere in modo assoluto alla domanda se è valida una perizia grafologica su fotocopia. Per una rassegna più completa su questo tema, è possibile visionare la sezione sull’esame grafologico delle fotocopie nel sito Tutto Grafologia.